5 G

Il 5G, lo standard delle reti ultraveloci di nuova generazione, farà male alla salute? Tralasciando i soliti, a tratti esilaranti, dietrologismi che sono riusciti a collegare il nuovo standard perfino al coronavirus, catalogati come spazzatura nel giro di poche ore, vale la pena rispondere mettendo in fila una serie di fatti. Che, per l’appunto, replicano da soli ai timori per l’uso di determinate frequenze di onde elettromagnetiche trasmesse da nuovi tipi di antenne. Più emittenti, più intensità delle onde, più rischi per la salute da parte di quei campi elettromagnetici a radiofrequenza?

5G farà male alla salute?

No. E le evidenze scientifiche mancano, mentre invece abbondano sulle frequenze a maggiore intensità: se le radiazioni ultraviolette, raggi X e raggi gamma sono pericolosi, più si scende più si rientra in una fascia sicura composta da infrarossi, microonde e appunto frequenze radiofoniche. In fondo, il 5G – che avrà frequenze massime di 86 GHz – non è nulla di nuovo.

È pericoloso?

Questo perché i raggi gamma, i raggi X e in generale la porzione ad alta frequenza degli ultravioletti dello spettro elettromagnetico sono ionizzanti, possono cioè causare danni ai tessuti viventi, compromettendone il dna. La porzione che inizia dalla fascia bassa degli UV, invece, e di cui fanno parte le altre radiazioni comprese le reti Wi-Fi e le frequenze radiotv, sono considerate non ionizzanti. E non sono nocive, se non a intensità ed esposizioni ben superiori a quelli a cui ci sottopongono gli smartphone e altri gadget, stabiliti dalle norme internazionali in 2 W/kg. Insomma, se vi concedete una lampada abbronzante ma poi scendete in piazza contro il 5G, be’, state prendendo un granchio. P.S. Citazione da Esquire

Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno. 

— Albert Einstein