Una recente presa di posizione da parte di un gruppo di 250 scienziati ha riaperto il dibattito (mai sopito) della salubrità delle onde elettromagnetiche.

Da quando abbiamo a che fare con i cellulari, una delle domande che ciclicamente ritorna è: “le onde elettromagnetiche fanno venire il cancro?

Negli anni, decine di studi hanno cercato di dimostrare entrambe le risposte, con l’unico risultato di lasciarci nell’incertezza.

L’avvento del 5G ha fatto riesplodere la polemica, questa volta tirando in ballo anche gli auricolari Bluetooth.

Tutto è partito dall’appello pubblicato sulla rivista Medium di un appello del 2015 firmato da 247 scienziati di 42 Paesi diversi, in cui si dicevano preoccupati degli effetti sulla salute dell’esposizione ai campi elettromagnetici emessi dai dispositivi senza fili.

La tesi parte dal presupposto che i dispositivi wireless siano comunque dannosi per la salute in quanto emettono le stesse radiazioni a radiofrequenza.

Cosa sono le radiazioni elettromagnetiche?

Si tratta in parole povere di aree invisibili di energia o radiazione che sono prodotte dall’elettricità. Quando usiamo cuffie Bluetooth o senza fili, queste emettono delle radiofrequenze. Nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato questo tipo di radiazione come «possibilmente carcinogena». Questa affermazione è basata sull’aumento del rischio di glioma, un tipo di cancro al cervello che colpisce le cellule che supportano il neurone.


Studi di questo tipo, però, venivano effettuati sui topi e utilizzando cellulari che mettevano livelli più alti di radiazioni, rispetto ai dispositivi bluetooth. Inoltre, è necessario valutare anche il tasso di assorbimento specifico, ovvero la quantità di radiofrequenze che ciascun corpo più immagazzinare, per capire l’entità effettiva della minaccia. il dottor Joel Moskowitz, direttore del Centro per la salute della famiglia, all’interno dell’Università di Berkley, invita però a non abbassare la guardia: “Questi oggetti vengono utilizzati mantenendoli attaccati al corpo, perciò le radiazioni che la testa o le orecchie ricevono non è inferiore alla metà di quelle che vengono trasmesse da un cellulare“.

Il problema non è la quantità di radiazioni emesse, ma la prolungata esposizione di orecchie e testa

La Commissione Federale per le Comunicazioni degli Stati Uniti ha fissato il livello massimo di tasso di assorbimento specifico a 1,6 watt di radiazioni per chilogrammo di peso, prima che diventino pericolose. Le cuffie bluetooth ne emettono circa 0,46. Ma questa soglia era stata indicata negli anni ’90, per proteggere i consumatori contro i rischi del riscaldamento a breve termine dei cellulari.  La preoccupazione di diversi esperti è che queste misure non abbiano preso in considerazione i rischi provocati da un’esposizione prolungata e quotidiana a questa seppur bassa trasmissione di radiazioni. È probabile ad esempio che il continuo uso non lasci il tempo al nostro corpo di eliminare le radiofrequenze assimilate e che ne provochi un costante accumulo, sottoponendo l’organismo a una quantità ben più alta di quella che normalmente si ritiene.

La difesa di chi le produce 

Le aziende produttrici sottolineano come le loro cuffie siano al di sotto dei limiti di legge. Gli scienziati però rispondono che i regolamenti vigenti non tengono conto del rischio potenziale dell’esposizione prolungata a questi bassi livelli di frequenza. L’abitudine di tenere per molte ore al giorno queste cuffie potrebbe creare problemi anche importanti.

Quali sono le precauzioni che si possono prendere?

  1. Se pensiamo di pianificare una lunga chiamata la cosa migliore è usare il sistema di vivavoce che ormai tutti gli smartphone hanno.
  2. Se vogliamo ascoltare musica e siamo a casa usiamo dei dispositivi senza cuffie.
  3. Con i bambini dobbiamo avere una cautela ancora maggiore, perché più sensibili alle radiazioni. Le ossa del cranio sono più sottili.
  4. Evitate di chiamare o di rispondere quando c’è poco campo. Le radiazioni sono molto più forti.

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